Redazione originale – Douglas Wix
Contributori principali – Laura Ritchie, Ewa Jaraczewska, Admin, Kim Jackson, Margaret Chislett, Lucinda hampton, Rachael Lowe, Douglas Wix, Johnathan Fahrner, Jess Bell, Anas Mohamed, Stacy Schiurring, Rishika Babburu, Kai A. Sigel, WikiSysop e Wanda van Niekerk
La sindrome da conflitto femoro-acetabolare (FAI) è un disturbo clinico dell’anca correlato al movimento che comporta un contatto prematuro tra l’acetabolo e il femore prossimale e che porta a sintomi, segni clinici e riscontri alla diagnostica per immagini particolari.(1)(2) A lungo termine, a causa di questo contatto anomalo, potrebbero svilupparsi alterazioni degenerative e osteoartrosi.(3)
L’anca (articolazione femoro-acetabolare) è l’articolazione sinoviale formata tra il femore e l’acetabolo della pelvi. La testa del femore è ricoperta da collagene di tipo II (cartilagine ialina) e proteoglicani. L’acetabolo è la parte concava dell’articolazione sferoidale. L’acetabolo ha un anello di fibrocartilagine chiamato labbro che rende l’acetabolo più profondo e migliora la stabilità dell’articolazione dell’anca.(4) Una revisione dettagliata dell’anatomia dell’anca è disponibile qui.
Meccanismo di lesione/processo patologico( edit | edit source )
La sindrome da FAI è associata a tre varianti della morfologia dell’articolazione dell’anca: cam, pincer e la combinazione di cam e pincer.(5)(6) Queste morfologie sono ritenute abbastanza comuni (circa il 30% della popolazione generale),(7) , anche in persone che non hanno sintomi all’anca. Raveendran et al.(8) hanno riscontrato che il 25% degli uomini e il 10% delle donne presentavano una morfologia di tipo cam in almeno un’anca, mentre il 6-7% degli uomini e il 10% delle donne presentavano una morfologia di tipo pincer. Pertanto, la presenza isolata di una morfologia sia di tipo cam che di tipo pincer non è sufficiente per una diagnosi di sindrome da FAI.(2)
- La morfologia di tipo cam, in cui l’osso extra sulla testa del femore crea una forma non sferica, è fortemente legata all’impingement femoro-acetabolare (FAI).(9) Questa morfologia è più comune negli uomini giovani e atletici.(10)(8)
(11)
- La morfologia di tipo pincer descrive un’eccessiva copertura della testa del femore da parte dell’acetabolo, in cui il bordo acetabolare si estende oltre la quantità tipica o in un’area focale o più in generale su tutto il bordo acetabolare.(2) (12) Questa morfologia è più comune nelle donne.(10)(8)
(13)
- La popolazione che presenta una combinazione di cam e pincer spesso ha un’epifisiolisi della testa femorale, chiamata S C F E.(14) Presentano vari gradi di impingement dell’anca. Si stima che l’85% dei pazienti con FAI presenti questo tipo di morfologia mista, (10)anche se Raveendran et al.(8) hanno riscontrato che solo il 2% dei soggetti nel loro studio prospettico di coorte longitudinale presentava una morfologia mista (anche se in una popolazione prevalentemente di mezza età).(8)
La morfologia di tipo cam e pincer può causare danni alla cartilagine articolare e al labbro a causa dell’impingement tra il bordo acetabolare e la testa del femore durante il movimento, causando i sintomi della sindrome da FAI.(15) L’analisi metabolica dei campioni di tessuto effettuata da Chinzei et al.(15) ha suggerito che la cartilagine articolare può essere il principale sito di infiammazione e degenerazione nelle anche con FAI e che se l’OA progredisce, l’attività metabolica si diffonde al labbro e alla sinovia.
Dato che entrambi i tipi di morfologie possono essere presenti in individui asintomatici, Casartelli et al.(16) propongono che altri fattori esterni alle strutture ossee potrebbero essere coinvolti nella sindrome da FAI, tra cui:
- Debolezza dei muscoli profondi dell’anca che compromette la stabilità dell’anca e porta ad un sovraccarico dei muscoli secondari dell’anca. La testa del femore scivola anteriormente nell’acetabolo e aumenta il carico articolare.(16)
- Il carico ripetuto del labbro porta all’aumento dei recettori nocicettivi in quella struttura, attraverso la produzione di neurotrasmettitori come la sostanza P.(16)
Sulla base di una revisione sistematica effettuata da Chaudhry e Ayeni,(10) l’eziologia della sindrome da FAI è probabilmente multifattoriale. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio lo sviluppo delle morfologie associate alla FAI, ma i seguenti fattori potrebbero essere associati al suo sviluppo:(10)
- Fattori intrinseci supportati da:
- Ritrovamenti radiologici di morfologie associate alla FAI tra soggetti con fratelli affetti
- Maggior numero di casi di morfologia di tipo cam negli uomini e di morfologia di tipo pincer nelle donne
- Esposizione a movimenti ripetitivi e spesso sovrafisiologici in rotazione e flessione d’anca durante lo sviluppo nell’infanzia e nell’adolescenza (ad esempio, hockey, basket o calcio). Sollecitazioni ripetitive di questo tipo possono innescare un rimodellamento adattativo e, in ultima analisi, lo sviluppo di morfologie e sintomi associati alla FAI.
- Storia di patologia all’anca nell’infanzia (ad esempio l’epifisiolisi della testa femorale (SCFE) o la malattia di Legg-Calvé-Perthes) che potrebbero aver alterato la forma della testa del femore.
- Malunione in seguito a fratture del collo del femore che potrebbero aver alterato il contorno della testa/del collo del femore.
- Eccessiva correzione chirurgica di condizioni come la displasia dell’anca potrebbe portare alla morfologia di tipo pincer.
L’eterogeneità dei criteri diagnostici nella ricerca passata ha reso difficile accertare l’intera portata delle compromissioni fisiche derivanti dalla FAI.(17) Tuttavia, si ritiene che il dolore da FAI sia comunemente aggravato dagli sport di accelerazione, dagli squat, dal fare le scale e dalla posizione seduta prolungata.(18) In caso di FAI che potrebbe essersi evoluta in osteoartrosi dell’anca, è possibile individuare segni e sintomi più tipici di questa condizione.
Nell’Accordo di Warwick sulla sindrome da conflitto femoro-acetabolare pubblicato nel 2016, gli autori hanno osservato che per una diagnosi di FAI è necessaria una particolare triade di sintomi, riscontri clinici e riscontri alla diagnostica per immagini.(2)
I sintomi principali riferiti con questa condizione sono:
- Dolore all’anca o all’inguine da moderato a marcato legato in determinati movimenti o posizioni(2)
- Dolore riferito alla coscia, alla schiena o al gluteo(2)(19)
- Rigidità
- Limitazione del range di movimento dell’anca
- Senzazioni di clic e/o di presa
- Blocco o cedimento (2)(19)
- Diminuzione della capacità di svolgere le attività quotidiane e sportive.(20)
Come previsto dall’Accordo di Warwick del 2016, non esiste un unico segno clinico che indichi una diagnosi di FAI.(2) Problemi di bassa specificità dei test come il test dell’impingement (FADIR) limitano la loro accuratezza e il loro utilizzo come test a sé stanti.(21) (22) Di conseguenza, possono verificarsi falsi positivi, diagnosi imprecise di sindrome da FAI e trattamenti inappropriati.(21) Smithson(21) suggerisce che un gruppo di test potrebbe essere studiato per sviluppare una regola di predizione clinica per ottenere un’elevata specificità e sensibilità e, quindi, una diagnosi più accurata in un contesto clinico.
- In ambito clinico vengono utilizzati diversi test di provocazione del dolore per il conflitto dell’anca . Il test più comunemente utilizzato è la flessione-adduzione-rotazione interna (FADIR), ma non è specifico.(2)(23) La posizione provocativa del FADIR è associata all’impingement a livello del bordo anteriore dell’acetabolo.(19) Il dolore associato al bordo posteriore può essere provocato portando passivamente l’anca dalla flessione all’estensione mantenendo una posizione di abduzione e di rotazione esterna dell’anca con la gamba che pende dal lettino.(19)
(24)
- Il range di movimento dell’anca è spesso limitato, soprattutto la rotazione interna con l’anca in flessione.(2) Tuttavia, Diamond et al.(17) hanno osservato che in alcuni studi i controlli non sono stati sottoposti alla diagnostica per immagini per verificare la presenza di FAI asintomatica. Pertanto, è necessaria cautela nel generalizzare questi risultati e ulteriori ricerche contribuiranno a chiarire l’impatto della FAI sul range di movimento dell’anca.(17)
- Lo squat su una sola gamba può aiutare a identificare la debolezza degli abduttori dell’anca.(19)
- La riproduzione del dolore con la flessione dell’anca potrebbe indicare una sindrome da FAI o altre patologie intra-articolari.(19)
- Si può valutare il salire e scendere dalle scale, poiché richiede una maggiore flessione dell’anca rispetto al camminare su una superficie piana.(19)
- Nella letteratura sono stati riportati riscontri di deficit di forza associati alla FAI (in particolare per quanto riguarda la flessione e l’adduzione dell’anca) ma, come nel caso degli studi che hanno analizzato il range di movimento e la FAI, alcuni controlli non sono stati sottoposti alla diagnostica per immagini per verificare la presenza di FAI asintomatica, per cui è necessaria cautela nel generalizzare questi risultati.(17) Ulteriori ricerche contribuiranno a chiarire l’impatto della FAI sulla forza, in particolare a livelli di contrazione muscolare funzionali piuttosto che massimali.(17)
Una panoramica sulla valutazione clinica del conflitto femoro-acetabolare è disponibile qui.
Riscontri alla diagnostica per immagini( edit | edit source )
- Le radiografie antero-posteriori della pelvi e le radiografie laterali del collo del femore sono consigliate all’inizio per un sospetto di sindrome da FAI. Queste visioni possono fornire informazioni generali relative alle anche, nonché informazioni specifiche relative alle morfologie di tipo cam o pincer o ad altre potenziali fonti di dolore del paziente.(2)
- La visione laterale di Dunn mostra la deformità presente sul lato anterolaterale
- La posizione della gamba a rana mostra la deformità presente sul lato anteriore.(25)
L’angolo alfa è una misura radiologica per la valutazione della morfologia di tipo cam. La linea orizzontale di questo angolo viene tracciata dal centro della testa del femore verso la base del collo del femore e la linea verticale viene tracciata lungo il bordo della cavità, in corrispondenza del centro del femore.(25) Più recentemente è stato proposto un valore di ≥60° come definizione della morfologia di tipo cam.(26)
Angolo alfa (morfologia di tipo cam). Immagine fornita per gentile concessione del dottor Henry Knipe,(https://radiopaedia.org/ Radiopaedia.org)
; rID:68548 )
L’angolo del bordo centrale laterale (LCEA da Lateral Centre-Edge Angle) misura la copertura ossea della testa del femore a livello dell’acetabolo. Innanzitutto viene tracciato il cerchio che meglio si adatta ai margini inferiore e mediale della testa del femore. Successivamente, si misura l’angolo tra due linee tracciate dal centro del cerchio: una linea corre verticalmente lungo l’asse longitudinale del bacino e l’altra corre verso il bordo acetabolare laterale.(25) Un LCEA superiore a 39 gradi definisce un impingement di tipo pincer, mentre un LCEA inferiore a 20 gradi indica una displasia acetabolare.(27)
Angolo del bordo centrale laterale. Immagine fornita per gentile concessione di Yuranga Weerakkody, Radiopaedia.org; rID:62982
- Se è necessaria un’ulteriore valutazione (ad esempio per un migliore apprezzamento della morfologia tridimensionale dell’anca o per lesioni cartilaginee e del labbro associate), si raccomanda la diagnostica per immagini trasversale (TAC o artrografia con risonanza magnetica).(2)
- L’artrografia con risonanza magnetica tipicamente viene preferito alla risonanza magnetica perché ha dimostrato una maggiore accuratezza nell’identificare i difetti del labbro e della cartilagine.(28) Tuttavia, ricerche più recenti suggeriscono che la risonanza magnetica 3T è almeno equivalente alla MRA 1,5T per individuare questi tipi di difetti.(28)
Da Chopra et al.:(28) “Lacerazione completa del labbro acetabolare antero-superiore con difetto cartilagineo adiacente a tutto spessore in un 26enne, confermata in sede di intervento chirurgico. Sagittale (a) La MRA T1 FS 1,5T mostra una lacerazione completa alla base del labbro (freccia) e una cartilagine articolare normale e (b) l’immagine di risonanza magnetica PD FS 3T mostra una lacerazione completa alla base del labbro (freccia) e un difetto cartilagineo a tutto spessore (punta della freccia)”
Il ruolo della diagnostica per immagini avanzata per la diagnosi della sindrome da FAI è alquanto controverso:
- Reiman et al.(29) riferiscono che negli studi inclusi nella loro revisione sistematica, i pazienti avevano una probabilità pre-test di FAI così alta che la diagnostica per immagini avanzata avrebbe fatto poco per migliorare la probabilità di tale diagnosi.
- Cunningham et al.(30) hanno riscontrato che la diagnostica per immagini avanzata (MRA o RM) non è mai stata un’aggiunta economicamente vantaggiosa a una raccolta dell’anamnesi e a un esame fisico approfonditi per diagnosticare la FAI.
- Integrare l’anamnesi e l’esame obiettivo con un’iniezione diagnostica potrebbe essere utile per i medici di base, ma è di dubbia utilità per gli specialisti con una maggiore prevalenza di FAI nella loro popolazione di pazienti e con capacità di esecuzione dell’esame obiettivo più sensibili.(29)
- Kaya(31) ha proposto e testato un metodo per valutare la pressione di contatto all’interno dell’anca durante la flessione per le morfologie di tipo cam. Poiché questa misurazione viene effettuata con un trasduttore a fibre ottiche durante l’intervento chirurgico artroscopico, la diagnosi di FAI verrà fatta già prima di questo momento. Si suggerisce, tuttavia, che questa misurazione intra-articolare sarà utile per:(31)
- Fornire una valutazione più dettagliata delle morfologie di tipo cam e della fisiopatologia associata
- Stabilire un indice intraoperatorio per la corretta area e profondità di taglio correttivo dell’osso
Un video di questa procedura artroscopica può essere visto alla fine dell’articolo ad accesso libero di Kaya(31) qui.
Le condizioni da bandiera rossa per il dolore acuto all’anca includono:
- Tumore
- Infezione
- Artrite settica
- Osteomielite
- Frattura
- Necrosi avascolare(32)
Negli atleti, altre cause di dolore all’anca sono la patologia inguinale, la patologia degli adduttori e la pubalgia atletica.(19)
I ricercatori stanno ancora cercando di stabilire l’approccio migliore per gestire questa condizione:
- L’artroscopia dell’anca è una procedura comune, ma ha mostrato benefici solo a breve termine.(8)(23)(34)(35)
- Peters et al.(36) hanno riscontrato un’eterogeneità nei criteri chirurgici riportati nella letteratura, mettendo in dubbio che in tutti gli studi venisse di fatto trattata la stessa patologia. Solo il 56% degli studi esaminati includeva almeno un criterio chirurgico da ciascuna delle tre categorie raccomandate dall’Accordo di Warwick.(36)
- La stragrande maggioranza degli studi (92%) di questa revisione esplorativa includeva la diagnostica per immagini come criterio, ma attualmente non c’è un consenso su modalità di diagnostica per immagini o valori limite specifici per determinare quando sia indicato l’intervento chirurgico.(36)
- Il fallimento del trattamento conservativo è risultato essere un criterio chirurgico poco frequente in questa revisione.(36)
- Il problema dell’eterogeneità dei criteri diagnostici e chirurgici nella ricerca è stato sollevato da diversi autori.(17)(23)(29)
- Reiman e Thorburg(23) hanno paragonato il rapido aumento della correzione chirurgica della FAI all’aumento delle artroscopie di spalla tra il 2000 e il 2010 che non era basato su evidenze di qualità.
L’artroscopia è la procedura chirurgica discussa nella letteratura più comune per la FAI e in genere comporta:
- Acetabuloplastica (taglio e rimodellamento del bordo acetabolare)
- Riparazione/debridement del labbro
- E/o femoroplastica (rimodellamento della giunzione testa-collo del femore).(35)
(37)
- Una revisione sistematica di Diamond et al.(17) ha riscontrato che l’artroscopia dell’anca per la FAI sembra migliorare il range di movimento sul piano sagittale, ma non sul piano frontale durante la deambulazione. Inoltre, le limitazioni nel range di movimento dell’anca nel fare le scale non sono migliorate in seguito alla correzione chirurgica dei rilevamenti morfologici, il che ha portato gli autori a suggerire che la funzione dell’anca sui piani sagittale e trasversale potrebbe non risolversi spontaneamente dopo l’intervento chirurgico e che i pazienti potrebbero necessitare un allenamento post-operatorio per riacquistare un normale range di movimento funzionale.(17)
- In una revisione sistematica pubblicata nel 2017, è stato calcolato un tasso di complicazioni del 3,3% dalle artroscopie dell’anca riportate nella letteratura inglese.(38) Le potenziali complicazioni derivanti dalla gestione chirurgica includono le seguenti:
- Neuroprassia(38)
- Lesione condrale(38)
- Lesione del labbro(38)
- Ossificazione eterotopica(38)
- Lesioni da compressione, ad esempio del nervo pudendo, dello scroto, delle grandi labbra(38)
- Lesione della testa del femore(38)
- Aderenze(23)(38)
- Infezione(38)
- DVT(23)(38)
- CRPS(23)(38)
- Danno cutaneo perineale(38)
- Lesione vascolare (ematoma)(38)
- Dolore muscolare(38)
- Rimodellamento incompleto(38)
- Frattura del collo del femore(38)
- Instabilità dell’anca(38)
- Tendinite dell’ileopsoas(38)
- Necrosi avascolare della testa del femore(38)
- Dolore alla caviglia(38)
- Borsite(38)
Esempio di esercizio in rotazione interna dell’anca, tratto dalla dispensa per i pazienti fornita da Bennell et al. (2014)
Le complicazioni chirurgiche sono un’area di ricerca raccomandata per aiutare a informare il processo decisionale clinico.(23)
Intervento chirurgico con programma di fisioterapia post-operatoria( edit | edit source )
Un programma di riabilitazione prescritto da un fisioterapista dopo l’artroscopia è risultato in grado di migliorare gli outcome primari (International Hip Outcome Tool e sottoscala sportiva dell’Hip Outcome Scale) in misura clinicamente rilevante a 14 settimane dall’intervento chirugico rispetto a un gruppo di controllo che ha seguito un programma di autogestione con indicazioni generali del chirurgo.(34) Nello stesso studio, i risultati a 24 settimane non sono stati conclusivi per via delle dimensioni ridotte del campione.(34) Gli outcome fisici non sono stati valutati in questo studio.
- I soggetti del gruppo di trattamento fisioterapico hanno partecipato a una sessione pre-operatoria e a sei sessioni post-operatorie di 30 minuti con un fisioterapista.(34)
- Le visite post-operatorie si svolgevano in media a una distanza di due settimane l’una dall’altra e si sono concluse a 12 settimane.
- Il trattamento durante queste sessioni consisteva nell’educazione, nella terapia manuale (il rilascio dei trigger points chiave era obbligatorio, la mobilizzazione lombare era opzionale) e, a partire da 6-8 settimane dopo l’intervento, in esercitazioni funzionali e specifiche per lo sport.(34)
- L’allenamento nel normale ambiente sportivo del paziente è iniziato a 10-12 settimane dall’intervento.(34)
- In aggiunta, questi pazienti hanno eseguito un programma quotidiano di esercizi a casa (si veda la scheda di esercizi sotto) e un programma non supervisionato in acqua e in palestra (camminata in piscina, cyclette, cross-trainer ed eventualmente nuoto ed esercizi contro resistenza per la parte inferiore del corpo) almeno due volte alla settimana.(34)
Il protocollo di trattamento completo può essere consultato qui. Le schede di esercizi a casa fornite ai pazienti del gruppo di fisioterapia possono essere visualizzate qui in formato PDF. Le linee guida per il ritorno allo sport fornite ai fisioterapisti curanti possono essere visualizzate qui in formato PDF.
“Visti gli outcome a lungo termine comparabili tra la riabilitazione conservativa e l’intervento chirurgico, la fisioterapia dovrebbe essere considerata un trattamento di prima linea per la maggior parte dei pazienti prima di optare per un intervento chirurgico.”(39)
- Un’analisi approfondita delle strategie di riabilitazione condotta da Giorgi et al.(39) suggerisce che “i programmi di fisioterapia strutturati che incorporano la stabilizzazione del core, il rinforzo progressivo e l’allenamento neuromuscolare forniscono benefici significativi e dovrebbero essere considerati come un trattamento di prima linea”.(39)
- Casartelli et al.(16) suggeriscono che il miglioramento della funzione neuromuscolare dell’anca dovrebbe essere un obiettivo dei protocolli conservativi per la sindrome da FAI a causa della debolezza della muscolatura profonda dell’anca e della conseguente riduzione della stabilità dinamica dell’articolazione dell’anca.(16) Gli autori raccomandano:(16)
- Rinforzo funzionale dell’arto inferiore e specifico per l’anca: rotatori esterni profondi, abduttori e flessori profondi dell’anca nei piani trasversale, frontale e sagittale per migliorare la stabilità dinamica(16)
- Stabilità del core
- Esercizi di equilibrio posturale(16)(40)
- Uno studio randomizzato e controllato di Mansell et al.(41) ha confrontato gli outcome dei pazienti con l’intervento chirurgico rispetto alla fisioterapia. Non è stata riscontrata alcuna differenza statisticamente significativa nei risultati tra il gruppo chirurgico e quello non chirurgico e, in media, i soggetti di entrambi i gruppi non hanno riportato alcun miglioramento della loro condizione alla visita di controllo dopo due anni. Gli outcome erano l’Hip Outcome Score (comprese le sottoscale per l’attività quotidiana e lo sport), l’International Hip Outcome Tool, il Global Rating of Change e il ritorno al lavoro. La procedura chirurgica comprendeva una possibile combinazione di riparazione o debridement del labbro, rifacimento del bordo acetabolare e/o femoroplastica, secondo quanto stabilito dal chirurgo. Il protocollo fisioterapico era adattato per ciascun soggetto sulla base di una valutazione standardizzata condotta da un fisioterapista. Il programma potrebbe consistere in terapia manuale, esercizi di controllo motorio ed esercizi di mobilità/stretching come segue:(35)
| Terapia manuale |
Esercizi di controllo motorio |
Esercizi di mobilità |
| Estensione dell’anca in stazione eretta – Mobilizzazione con movimento (MWM) |
Reverse Lunge con tocco di palla frontale |
Auto-mobilizzazione in rotazione interna in ginocchio con distrazione laterale |
| Distrazione dell’anca durante la rotazione interna (MWM) |
Romanian Deadlift unilaterale con perno |
Auto-mobilizzazione di FABER in posizione mezza inginocchiata |
| Distrazione laterale dell’anca sotto carico (MWM) |
Step Down laterale con sollevamento del tallone |
Automobilizzazione Rock in posizione quadrupedica con distrazione laterale |
| Rotazione interna sotto carico |
Side Plank |
Automobilizzazione in Figura 4 da prono |
| Glide laterale in rotazione esterna |
Flessione isometrica dell’anca in posizione seduta |
Automobilizzazione dei tessuti molli dell’ITB con foam roller |
| Distrazione sull’asse lungo dell’anca |
Flessione dell’anca in posizione supina con Theraband |
Automobilizzazione dei tessuti molli del quadricipite con foam roller |
| x |
x |
Autorilascio miofasciale del piriforme/piccolo gluteo su palla |
| x |
x |
Allungamento in Figura 4 in piedi |
| x |
x |
Mobilizzazioni triplanari in ginocchio |
Il programma di cui sopra è stato descritto in dettaglio nei file supplementari degli autori, consultabili qui.
Terapia personalizzata per l’anca – The UK FASHIoN Trial( edit | edit source )
Wall et al.(7) hanno sviluppato un protocollo di cura conservativa basato su una revisione sistematica della letteratura e su un gruppo di studio Delphi. Il protocollo di terapia personalizzata per l’anca è stato concepito per durare 12 settimane con un minimo di tre contatti faccia a faccia e tre contatti telefonici/via e-mail con il fisioterapista curante. Ai fini dello studio FASHIoN erano consentiti un massimo di 10 contatti con il fisioterapista. Lo studio di confronto tra l’artroscopia dell’anca e il protocollo di terapia personalizzata per l’anca ha dimostrato quanto segue:
- L’artroscopia dell’anca e la terapia personalizzata per l’anca hanno migliorato la qualità della vita correlata all’anca dei pazienti con sindrome da conflitto femoro-acetabolare
- L’artroscopia dell’anca ha portato a un miglioramento maggiore rispetto alla terapia personalizzata per l’anca e questa differenza era clinicamente significativa
- Un ulteriore follow-up rivelerà se i benefici clinici dell’artroscopia dell’anca si mantengono e se è economicamente vantaggiosa a lungo termine
Il protocollo completo della terapia personalizzata dell’anca è il seguente:(7)
| Componente principale |
Descrizione |
| 1 Educazione e consulenza al paziente |
Riposo relativo e modifiche dello stile di vita/AVQ/sport per cercare di evitare il conflitto femoro-acetabole, ad esempio evitare la flessione profonda, l’adduzione e la rotazione interna dell’anca |
| 2 Valutazione del paziente |
Anamnesi accurata del paziente, range di movimento passivo dell’anca in assenza di dolore, test per il conflitto dell’anca e forza dell’anca in flessione, estensione, abduzione, adduzione, rotazione interna e rotazione esterna |
| 3 Sollievo dal dolore |
Antinfiammatori per 2-4 settimane o semplici analgesici se gli antinfiammatori non aiutano, adesione a un programma di esercizi personalizzato |
| 4 Programma per l’anca basato sull’esercizio |
Iniziare con un lavoro di controllo muscolare (bacino, anca, glutei, addominali), per poi passare allo stretching (allungamento) non vigoroso (rotazione esterna dell’anca, abduzione dell’anca in flessione ed estensione) e al rinforzo (grande gluteo, rotatori esterni corti, medio gluteo, addominali, arto inferiore in generale) |
| Componenti opzionali(7) |
Descrizione |
| Terapia manuale |
Mobilizzazioni dell’articolazione dell’anca (ad es. distrazione, glide AP) e lavoro sui trigger points |
| Iniezione dell’articolazione dell’anca |
Per i pazienti che non migliorano con i componenti del trattamento principale di cui sopra. Ai fini dello studio FASHIoN, è stato possibile includere un massimo di un’iniezione di steroidi |
| Ortesi |
Ortesi su misura come alternativa al trattamento delle anomalie biomeccaniche da parte di un fisioterapista |
| Taping |
Per aiutare a modificare la postura, ad esempio applicando il tape sulla coscia in rotazione e abduzione esterna |
| Trattamenti di gruppo |
Ai fini dello studio FASHIoN, è stato possibile includere i trattamenti di gruppo, ma solo in aggiunta ai componenti principali |
| Trattamento di patologie/sintomi aggiuntivi |
In base ai riscontri del fisioterapista curante, è stato possibile trattare anche patologie/sintomi che si riteneva avessero un’influenza sulla FAI |
Ai fini dello studio FASHIoN, sono state escluse dal protocollo l’idroterapia, l’agopuntura, l’elettroterapia e le tecniche manuali energetiche.(7)
Newcomb et al.(18) hanno studiato gli effetti immediati e a lungo termine dell’uso di un tutore. Il tutore è un modello Don Joy S.E.R.F. (Stability through External Rotation of the Femur).(18) Hanno riscontrato che:(18)
- Il tutore ha modificato la cinematica dei pazienti con FAI limitando i movimenti associati al conflitto dell’anca (flessione, rotazione interna e adduzione dell’anca) durante le attività più comuni (squat, salita e discesa delle scale)
- Il tutore non ha modificato la cinematica dello squat su una sola gamba
- Le modifiche cinematiche identificate non hanno portato a una diminuzione del dolore o a un miglioramento degli outcome riferiti dal paziente, né immediatamente né dopo 4 settimane di utilizzo quotidiano del tutore
La conclusione degli autori è stata che ci può essere un sottogruppo di pazienti con sindrome da FAI che potrebbe trarre beneficio dal tutore, ma sulla base del loro studio specifico, l’uso del tutore non è supportato come terapia conservativa generale per questa condizione.(18)
I pazienti trattati per la sindrome da FAI sintomatica riportano spesso un miglioramento dei sintomi e sono in grado di tornare alle loro attività abituali.(2) Tuttavia, la prognosi a lungo termine non è nota, né si sa se il trattamento della sindrome da FAI previene lo sviluppo dell’OA dell’anca.(2) Secondo gli autori dell’accordo di Warwick, i sintomi della sindrome da FAI probabilmente peggioreranno senza un trattamento.(2)
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