Acufene correlato ai disturbi temporo-mandibolari

Redazione originale Ewa Jaraczewska sulla base del corso di Micaela Weinberg

Collaboratori principaliEwa Jaraczewska e Jess Bell

Introduzione(edit | edit source)

L’acufene, cioè la percezione di un suono in assenza di uno stimolo uditivo esterno, può essere associato ai disturbi temporo-mandibolari (TMD).(1) Quando questa connessione è presente, i fisioterapisti potrebbero essere in grado di influenzare i sintomi attraverso un’attenta valutazione e un trattamento mirato. Gli outcome positivi dipendono dall’identificazione accurata del tipo di acufene e dei fattori contribuenti, tra cui la patologia mandibolare e la disfunzione della tromba di Eustachio. I fisioterapisti devono comprendere i meccanismi sottostanti, riconoscere quali pazienti potrebbero trarre beneficio dall’intervento e mantenere aspettative realistiche sugli outcome. Questa pagina tratta la fisiologia di base dell’udito, i diversi tipi di acufene e le associazioni tra l’acufene e l’articolazione temporo-mandibolare (ATM).

Fisiologia di base dell’udito(modifica | modifica sorgente)

Le onde sonore attraversano il condotto uditivo esterno (meato acustico) e provocano la vibrazione della membrana timpanica.(2) Queste vibrazioni vengono trasmesse attraverso gli ossicini dell’orecchio medio alla coclea nell’orecchio interno.(3) All’interno della coclea, cellule ciliate specializzate rilevano le vibrazioni e trasmettono i segnali al cervello attraverso il nervo cocleare, affinché vengano interpretati.(4) La membrana timpanica è innervata da un ramo del nervo mandibolare. La tromba di Eustachio equalizza la pressione nell’orecchio medio, permettendo alla membrana timpanica di vibrare in modo ottimale. Gli ossicini dell’orecchio medio sono collegati meccanicamente all’articolazione temporo-mandibolare attraverso il legamento discomalleolare e il legamento anteriore del martello.(5)(6) Il movimento di questi legamenti può influenzare il martello e incidere sul modo in cui la membrana timpanica trasmette l’energia sonora.(6)

(7)

Tipi di acufene(modifica | modifica sorgente)

Esistono quattro tipi di acufene: soggettivo, somatico, oggettivo e neurologico.

Acufene soggettivo(modifica | modifica sorgente)

“L’acufene è nella maggior parte dei casi soggettivo, il che significa che il paziente lo percepisce anche in assenza di qualsiasi stimolo uditivo.”(8)

L’acufene soggettivo è tipicamente associato a un danno neurosensoriale o a una perdita dell’udito. Questo danno al sistema uditivo è spesso causato dal declino correlato all’età, da farmaci ototossici (ad esempio i salicilati), dall’esposizione al rumore o da traumi cranici. Può presentarsi insieme ad altre condizioni, come l’ansia o la depressione, oppure a disfunzioni della colonna cervicale e dell’articolazione temporo-mandibolare.(8)

Somatico(edit | edit source)

L’acufene somatico è una forma di acufene soggettivo. In questo tipo di acufene, la frequenza o l’intensità possono aumentare o diminuire in risposta ai movimenti o alle posizioni del corpo.(9) I movimenti che possono influenzare i sintomi includono il serramento della mandibola, il bruxismo, i movimenti oculari o l’applicazione di pressione manuale sull’articolazione temporo-mandibolare, sul processo mastoideo, sulla testa o sul collo.(10)

Oggettivo(edit | edit source)

L’acufene oggettivo è un tipo di acufene meno comune. I suoni sono generati dall’orecchio o dalle strutture circostanti. A differenza dell’acufene soggettivo, questi suoni sono udibili sia dal paziente che dal professionista clinico e vengono spesso rilevati con uno stetoscopio.(11) Questi suoni sono tipicamente di origine meccanica o vascolare e possono essere classificati in base alla fonte, inclusa quella vascolare (acufene pulsatile), muscolare o meccanica (mioclono) o altri problemi strutturali, come una tromba di Eustachio patulosa (o beante).(12)

La capacità del professionista clinico di sentire il suono facilita la diagnosi. Il rumore percepito può essere intenso, intrusivo e indicativo di una condizione medica sottostante che richiede valutazione e gestione.

Neurologico(edit | edit source)

L’acufene neurologico è associato a diverse condizioni neurologiche e può essere un indicatore precoce di una patologia del sistema nervoso centrale.(13)(14) In alcuni pazienti con acufene soggettivo grave, invalidante e idiopatico (prevalentemente di tipo centrale), potrebbe rappresentare un segno “lieve” di neurodegenerazione nel sistema nervoso centrale.(15)

Connessione tra articolazione temporo-mandibolare e acufene(modifica|modifica sorgente)

La ricerca dimostra un’associazione tra i TMD e l’acufene.(16) I pazienti con acufene grave presentano una maggiore prevalenza di TMD rispetto a quelli con sintomi lievi o moderati.(17) Questo gruppo presenta complessivamente un acufene più grave e comprende più donne che uomini. Spesso riescono a modificare il proprio acufene attraverso manipolazioni somatiche e lo descrivono più frequentemente come pulsante e tonale.(17)

Due meccanismi principali spiegano l’influenza dell’ATM sull’acufene. Innanzitutto, il nucleo del nervo vestibolo-cocleare si sovrappone al nucleo del nervo trigemino nel tronco encefalico. Una patologia dell’ATM può provocare una segnalazione eccessiva o atipica da parte del nervo trigemino. Questo potrebbe influenzare la funzione del nervo vestibolo-cocleare, contribuendo così all’acufene. La riduzione della patologia dell’ATM potrebbe normalizzare l’attività del nervo trigemino e influenzare indirettamente la funzione del nervo uditivo. In secondo luogo, il sistema dei nervi cranici è ampiamente interconnesso. La modulazione di un nervo cranico attraverso un trattamento mirato può influenzare gli altri nervi cranici, fornendo ulteriori vie attraverso le quali l’intervento sull’ATM può influenzare l’acufene.

Valutazione fisioterapica( edit | edit source )

La valutazione inizia con domande aperte, che permettono ai pazienti di descrivere la propria esperienza dell’acufene prima di entrare più nel dettaglio.

Stabilire quando sono iniziati i sintomi. Questo aiuta a determinare la cronicità: i pazienti con acufene di recente insorgenza generalmente rispondono meglio al trattamento rispetto a quelli con acufene di lunga data, nei quali gli schemi neurali sono più consolidati.(2)

Chiedere ai pazienti come è insorto il loro acufene. Sebbene i pazienti riferiscano frequentemente un’insorgenza improvvisa dell’acufene senza una causa evidente, tra i fattori scatenanti comuni vi sono periodi di stress, esposizione a rumori forti (ad esempio durante un concerto), viaggi in aereo o immersioni subacquee. Le variazioni della pressione barometrica durante il volo potrebbero rivelare una disfunzione della tromba di Eustachio. Molti pazienti non collegano il proprio acufene a questi eventi, a meno che non venga loro chiesto espressamente.(2)

Indagare il tipo di suono e determinare se l’acufene interessa solo un orecchio o entrambi.(18) Se l’acufene interessa un solo orecchio, verificare la presenza di sintomi dell’ATM sullo stesso lato. Chiedere specificamente della presenza di clic mandibolari, dolore, affaticamento o cefalea, poiché i pazienti potrebbero non collegare questi sintomi al proprio acufene.

Esplorare l’impatto dell’acufene sulla vita quotidiana e sulla qualità del sonno. Documentare i trattamenti precedenti per comprendere cosa è già stato provato, quali sono le aspettative del paziente e le sue strategie di gestione.(2)

Misure di outcome(modifica | fonte edit)

Diversi strumenti validati valutano differenti aspetti dell’impatto dell’acufene.

Approccio multidisciplinare(modifica|modifica sorgente)

Una gestione efficace dell’acufene richiede la collaborazione tra diverse discipline.(19) Gli audiologi possono quantificare la perdita uditiva e identificare i pazienti che potrebbero beneficiare degli apparecchi acustici. Gli specialisti otorinolaringoiatri (ORL) possono escludere eventuali patologie strutturali, inclusi tappi di cerume, infezioni, neurinoma dell’acustico e malattia di Ménière. Il supporto psicologico aiuta ad affrontare l’impatto emotivo dell’acufene. L’acufene è associato a depressione e ansia e, quando indicato, i rinvii per il supporto della salute mentale dovrebbero essere prioritari. I medici di medicina generale valutano i fattori sistemici che possono contribuire all’acufene, tra cui diabete, anemia, disturbi tiroidei e iperlipidemia.(19)(2)

In questo contesto multidisciplinare, la fisioterapia si occupa dei disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) che potrebbero contribuire all’acufene. I riscontri della valutazione guidano la scelta del trattamento, che può concentrarsi sull’ipertonia muscolare, sulle disfunzioni articolari e sulle limitazioni di movimento. Tuttavia, gli outcome dipendono dalla gestione di tutti i fattori contribuenti.(2)

Strategie di gestione(modifica | modifica sorgente)

Oltre al trattamento diretto dell’ATM, diverse strategie possono supportare la gestione dell’acufene. Le tecniche di riduzione dello stress, come l’esercizio fisico, la meditazione e la respirazione profonda, possono aiutare a ridurre l’attivazione del sistema nervoso.(20) (21) (22) (23) L’igiene del sonno è importante, poiché l’attenzione persistente all’acufene può rafforzare i circuiti neurali.(24) Il rumore rosa può aiutare a mascherare l’acufene durante il sonno. I pazienti che non riescono a dormire a causa dell’acufene dovrebbero evitare di rimanere a letto. Invece, dovrebbero alzarsi e dedicarsi ad attività tranquille finché non torna la sonnolenza, mantenendo il letto come luogo associato al sonno.(2)

(25)

Le considerazioni alimentari includono la riduzione del consumo di caffeina, poiché gli stimolanti possono aggravare i sintomi.(26) Anche la gestione dei livelli di glicemia potrebbe essere utile. L’educazione del paziente riguardo a questi fattori dello stile di vita rappresenta una parte importante del trattamento.(2)(19)

Sintesi(edit | edit source)

Nel trattamento dell’acufene associato ai TMD, i fisioterapisti dovrebbero mantenere aspettative realistiche con i pazienti. Il successo dipende dall’identificazione accurata dei fattori contribuenti, da un’adeguata collaborazione multidisciplinare e dalla partecipazione del paziente sia al trattamento diretto sia alle strategie di autogestione.

Risorse(edit | edit source)

Citazioni(edit | edit source)

  1. Dipalma G, Inchingolo AD, Pezzolla C, Sardano R, Trilli I, Di Venere D, Inchingolo F, Palermo A, Inchingolo AM. The Association Between Temporomandibular Disorders and Tinnitus: Evidence and Therapeutic Perspectives from a Systematic Review. J Clin Med. 2025 Jan 29;14(3):881.
  2. 2.0 2.1 2.2 2.3 2.4 2.5 2.6 2.7 Weinberg M. Tinnitus Related to Temporomandibular Disorders Course. Physiopedia Plus, 2026.
  3. Boedts MJO. Tympanic Resonance Hypothesis. Front Neurol. 2020 Jan 30;11:14.
  4. Hayes SH, Ding D, Salvi RJ, Allman BL. Anatomy and physiology of the external, middle and inner ear. InHandbook of Clinical Neurophysiology, 2013 Jan 1 (Vol. 10, pp. 3-23). Elsevier.
  5. Rowicki T, Zakrzewska J. A study of the discomalleolar ligament in the adult human. Folia Morphologica. 2006;65(2):121-5.
  6. 6.0 6.1 Aristeguieta LM, Acuña LE, Ortiz GP, Ramirez L, Ballesteros A, Sandoval O. A direct anatomical study of the morphology and functionality of disco-malleolar and anterior malleolar ligaments. Int J Morphol. 2009 Jun 1;27(2):367-79.
  7. National Institutes of Health (NIH). Journey of Sound to the Brain. Available from: https://www.youtube.com/watch?v=eQEaiZ2j9oc (last accessed 4/2/2026)
  8. 8.0 8.1 Michiels S, Naessens S, Van de Heyning P, Braem M, Visscher CM, Gilles A, De Hertogh W. The effect of physical therapy treatment in patients with subjective tinnitus: a systematic review. Frontiers in neuroscience. 2016 Nov 29;10:545.
  9. Han BI, Lee HW, Kim TY, Lim JS, Shin KS. Tinnitus: characteristics, causes, mechanisms, and treatments. Journal of Clinical Neurology (Seoul, Korea). 2009 Mar 31;5(1):11.
  10. Haider HF, Bojić T, Ribeiro SF, Paço J, Hall DA, Szczepek AJ. Pathophysiology of subjective tinnitus: triggers and maintenance. Frontiers in Neuroscience. 2018 Nov 27;12:866.
  11. Park SN. Objective tinnitus. Hanyang Med Rev. 2016 May 1;36(2):99-108.
  12. Salehi PP, Kasle D, Torabi SJ, Michaelides E, Hildrew DM. The aetiology, pathogenesis, and treatment of objective tinnitus: unique case series and literature review. American Journal of Otolaryngology. 2019 Jul 1;40(4):594-7.
  13. Chu HT, Liang CS, Yeh TC, Hu LY, Yang AC, Tsai SJ, Shen CC. Tinnitus and risk of Alzheimer’s and Parkinson’s disease: a retrospective nationwide population-based cohort study. Scientific reports. 2020 Jul 22;10(1):12134.
  14. Lechtenberg R, Shulman A. The neurologic implications of tinnitus. Archives of Neurology. 1984 Jul 1;41(7):718-21.
  15. Shulman A, Goldstein B, Strashun AM. Central nervous system neurodegeneration and tinnitus: a clinical experience. Part I: Diagnosis. Int Tinnitus J. 2007;13(2):118-31.
  16. Inchingolo AM, Inchingolo AD, Settanni V, De Leonardis N, Campanelli M, Garofoli G, Benagiano S, Malcangi G, Minetti E, Palermo A, Inchingolo F. Correlation between temporomandibular disorders and tinnitus and possible treatment strategies: comprehensive review. Applied Sciences. 2023 Aug 5;13(15):8997.
  17. 17.0 17.1 Edvall NK, Gunan E, Genitsaridi E, Lazar A, Mehraei G, Billing M, Tullberg M, Bulla J, Whitton J, Canlon B, Hall DA. Impact of temporomandibular joint complaints on tinnitus-related distress. Frontiers in neuroscience. 2019 Aug 22;13:879.
  18. Shoushtarian M, Esmaelpoor J, Bravo MM, Fallon JB. Objective assessment of tinnitus laterality. PLoS One. 2025 Jun 16;20(6):e0325903.
  19. 19.0 19.1 19.2 Fabrizia DA, Giuseppe M, Martina C, Patricia RR, Vincenzo G, Ludovica N. Treatment approaches, outcomes and prognostic indicators in patients with tinnitus and temporomandibular disorders evaluated with DC/TMD: A systematic review and Meta‐analysis. Journal of Oral Rehabilitation. 2025 Feb;52(2):230-42.
  20. Gans J. Mindfulness based tinnitus stress reduction: Unraveling the Gordian Knot of tinnitus. Canadian Audiologist. 2016;3(1).
  21. Buizza C, Franco E, Ghilardi A, Cela H. A Brief Biofeedback Training, Integrated with Breathing and Relaxation Exercises, in Treating Tinnitus Disorders within Routine Medical Care. Applied Psychophysiology and Biofeedback. 2025 Feb 6:1-2.
  22. Gunjawate DR, Ravi R. Effect of yoga and meditation on tinnitus: a systematic review. The Journal of Laryngology & Otology. 2021 Apr;135(4):284-7.
  23. Arif M, Sadlier M, Rajenderkumar D, James J, Tahir T. A randomised controlled study of mindfulness meditation versus relaxation therapy in the management of tinnitus. The Journal of Laryngology & Otology. 2017 Jun;131(6):501-7.
  24. Unchalo AL, Santos CD, Weingaertner LW, Selaimen FA, Sartor NC, Teixeira AR. Sleep Quality in Patients with Tinnitus. Sleep Science. 2025 Dec;18(04):e372-8.
  25. Treble Health. 3 BEST Breathing Exercises to Calm Tinnitus Today! Available from: https://www.youtube.com/watch?v=mq6kEtMHGag (last accessed 4/2/2026)
  26. Dawes P, Cruickshanks KJ, Marsden A, Moore DR, Munro KJ. Relationship Between Diet, Tinnitus, and Hearing Difficulties. Ear Hear. 2020 Mar/Apr;41(2):289-299.


Lo sviluppo professionale nella tua lingua

Unisciti alla nostra comunità internazionale e partecipa ai corsi online pensati per tutti i professionisti della riabilitazione.

Visualizza i corsi disponibili