Redazione originale – Ewa Jaraczewska sulla base del corso di Ari Kaplan
Collaboratori principali – Ewa Jaraczewska e Jess Bell
La scapola è influenzata dalle strutture che la circondano e, in particolare, è strettamente collegata alla colonna toracica. La posizione e la mobilità della colonna toracica influenzano direttamente il modo in cui la scapola si posiziona a riposo e si muove,(1) il che significa che una cinematica ottimale della scapola (cioè rotazione verso l’alto, inclinazione posteriore e rotazione esterna durante il sollevamento del braccio) dipende da una postura toracica corretta e da un adeguato range di movimento della colonna toracica.(2) Questa pagina si concentra sulla scapola: la sua posizione a riposo, i suoi movimenti, i principali muscoli che li determinano e come i professionisti sanitari possono ragionare attraverso una valutazione strutturata della scapola..
Nella valutazione della posizione di riposo della scapola si possono utilizzare i seguenti valori di riferimento. Tuttavia, tra gli individui sani esiste una considerevole variabilità normale e questi valori dovrebbero essere considerati come indicazioni piuttosto che come criteri rigidi.(3)
Posizione verticale: l’angolo superiore è allineato con T2, mentre quello inferiore è allineato con T7.(4)
Posizione orizzontale: il bordo mediale è a circa 8–10 cm dai processi spinosi. Gli individui più robusti tendono verso i 10 cm; quelli più minuti tendono verso gli 8 cm. Nei bambini o negli individui di corporatura molto piccola, questa distanza può essere di circa 6 cm o meno.(4)
Rotazione sul piano trasversale: la scapola ha una rotazione interna di circa 30 gradi. Questo è noto come piano scapolare ed è il piano in cui l’articolazione gleno-omerale funziona in modo più efficiente.(4)
Rotazione verso l’alto: a riposo, la scapola ha una rotazione verso l’alto di circa 5 gradi, quindi l’angolo inferiore è leggermente laterale rispetto all’angolo superiore.(4)
Inclinazione sul piano sagittale: la scapola ha un’inclinazione anteriore di circa 10 gradi, il che significa che la parte superiore è leggermente inclinata in avanti. Un’inclinazione anteriore oltre questo range potrebbe essere clinicamente significativa.(4)
Una revisione sistematica con meta-regressione condotta da Fernández-Matías et al. evidenzia la variabilità individuale nella posizione di riposo della scapola. Hanno scoperto che, tra i soggetti sani, la rotazione verso l’alto a riposo variava da 1° a quasi 12°, l’inclinazione anteriore da meno di 5° a oltre 11° e la rotazione interna da circa 27° a 39°, in base al metodo di misurazione utilizzato.(3)
La scapola si muove su tre piani (frontale, trasversale e sagittale) e produce cinque movimenti distinti: rotazione verso l’alto e verso il basso, elevazione e depressione, abduzione e adduzione, rotazione interna ed esterna e inclinazione anteriore e posteriore.
Rotazione verso l’alto e verso il basso: la scapola ruota attorno a un asse perpendicolare alla sua superficie. Durante l’elevazione del braccio, l’angolo inferiore si muove lateralmente e la fossa glenoidea si rivolge verso l’alto, creando una rotazione verso l’alto. La rotazione verso l’alto durante l’elevazione del braccio varia in risposta alle richieste a cui è sottoposta la spalla.(5) La rotazione verso il basso riporta la scapola nella sua posizione di riposo quando il braccio si abbassa.
Elevazione e depressione: la scapola si muove superiormente (elevazione) o inferiormente (depressione) lungo il torace. L’elevazione della scapola avviene durante il sollevamento (“shrugging”) della spalla; la depressione è il movimento opposto.
Abduzione (protrazione) e adduzione (retrazione): la scapola si muove lateralmente intorno alla gabbia toracica (abduzione) o indietro verso la linea mediana (adduzione).
Rotazione interna ed esterna: la scapola ruota attorno a un asse verticale. Durante la rotazione interna, il bordo mediale si allontana dalla colonna vertebrale. In rotazione esterna, il bordo mediale è più vicino alla colonna vertebrale.
Nota clinica: la posizione di riposo comporta già una rotazione interna di 30 gradi, quindi un’ulteriore rotazione interna porta la scapola oltre quel punto di riferimento.
Inclinazione anteriore e posteriore: la scapola si inclina in avanti (inclinazione anteriore) o indietro (inclinazione posteriore) sul piano sagittale. Durante l’elevazione del braccio è necessaria un’inclinazione posteriore.
Le sezioni seguenti illustrano i muscoli principali che contribuiscono al movimento della scapola.
Bisogna tenere presente che questo non è un elenco esaustivo; il focus qui è sui muscoli che i professionisti clinici valutano e trattano più spesso.(4)
La rotazione verso l’alto è prodotta da una coppia di forze,due o più forze che agiscono insieme per produrre una rotazione.(4) Il trapezio superiore tira l’acromion superiormente e lateralmente, il trapezio inferiore tira la scapola inferiormente e medialmente e il dentato anteriore avvolge la parte laterale del torace e tira l’angolo inferiore anteriormente e lateralmente, determinando una rotazione verso l’alto.(4) Ogni muscolo deve contribuire in modo proporzionato affinché il movimento sia efficiente. Se un muscolo prevale sugli altri o non contribuisce in modo adeguato, il ritmo scapolo-omerale può essere alterato.
La rotazione verso il basso è determinata principalmente dai romboidi, che tirano il bordo mediale della scapola verso la colonna vertebrale, e dall’elevatore della scapola, che tira verso l’alto l’angolo superiore.(4)
L’elevazione è prodotta dal trapezio superiore e dall’ elevatore della scapola.(4) La depressione è determinata dal trapezio inferiore e dal gran dorsale.(4)
L’abduzione coinvolge il piccolo pettorale, che ha origine in corrispondenza delle costole dalla terza alla quinta e si inserisce sul processo coracoideo, e il grande pettorale, che agisce tramite l’omero.(4)
L’adduzione è determinata dai romboidi e dal trapezio medio, che tirano entrambi il bordo mediale della scapola verso la colonna vertebrale.(4)
La rotazione interna e esterna può essere compresa considerando come i muscoli che normalmente ruotano l’omero in una catena cinetica aperta possano invece muovere la scapola quando il braccio è fisso (catena cinetica chiusa).(4) Il sottoscapolare è un rotatore interno dell’omero. Quando il braccio è fisso, il sottoscapolare tira la scapola in rotazione esterna. L’infraspinato è un rotatore esterno dell’omero. Con un braccio fisso, l’infraspinato tira la scapola in rotazione interna. Anche il piccolo pettorale contribuisce alla rotazione interna. Anche a riposo, il peso del braccio è sufficiente a creare un effetto “braccio fisso”, permettendo a questi muscoli di influenzare la posizione della scapola.
Il piccolo pettorale è il principale responsabile dell’inclinazione anteriore. Quando si accorcia o diventa ipertonico, fa inclinare in avanti la parte superiore della scapola e solleva l’angolo inferiore allontanandolo dal torace. Questa è una delle limitazioni passive più comuni a livello della spalla.(4) Un’eccessiva inclinazione posteriore è meno comune e solitamente è il risultato di una correzione posturale eccessiva piuttosto che di uno specifico squilibrio muscolare.(4)
Questo video facoltativo parla dei movimenti della scapola e dei muscoli associati ad essi.
Il ritmo scapolo-omerale descrive il movimento coordinato tra l’omero e la scapola durante l’elevazione del braccio. Viene spesso semplificato come un rapporto di 2:1 tra l’elevazione gleno-omerale e la rotazione verso l’alto della scapola. Sebbene questo rapporto sia stato utilizzato come parametro di riferimento per distinguere il movimento normale da quello patologico, non si tratta di una costante fissa. Il ritmo è complesso e non lineare e può essere influenzato da fattori come la velocità di elevazione del braccio e il peso dell’oggetto sollevato.(7) I professionisti clinici dovrebbero considerare la relazione scapolo-omerale come una variabile che rientra in un ampio intervallo di normalità.(3)
Per discinesia scapolare si intende una posizione di riposo anormale o uno schema di movimento anormale della scapola durante il movimento. Può manifestarsi come un movimento eccessivo, un’asimmetria o un “winging” (movimento alato) della scapola.(8)(9) La discinesia scapolare è raramente una condizione primaria e isolata: si verifica tipicamente come una conseguenza secondaria di patologie sottostanti della spalla e del quadrante superiore, come lesioni dell’articolazione acromion-claveare, patologie della cuffia dei rotatori, sindrome da conflitto o lesioni del labbro (ad esempio, lesioni SLAP).(8)
Lo Scapular Dyskinesis Test (SDT) è uno strumento osservazionale comunemente utilizzato che classifica il movimento della scapola durante l’elevazione della spalla utilizzando una classificazione “Sì/No” o una valutazione a tre livelli (assente, lieve, evidente). Tuttavia, entrambi i metodi hanno dimostrato solo un’affidabilità, una sensibilità e una concordanza tra valutatori moderate, quindi lo SDT non dovrebbe essere l’unico elemento determinante nelle decisioni cliniche.(10)
La valutazione della scapola riguarda la comprensione di ciò che limita il movimento normale, di ciò che determina gli schemi compensatori e se il problema è nella mobilità, nel controllo motorio, nella forza o nel torace sottostante la scapola.(4)
La valutazione clinica segue una sequenza in cui ogni fase fornisce informazioni per quella successiva: (1) posizione di riposo, (2) mobilità passiva, (3) movimento attivo e osservazione della discinesia e (4) test di forza. Questa sequenza è importante perché i riscontri in ogni fase forniscono il contesto per ciò che segue: ad esempio, un muscolo potrebbe sembrare debole durante i test di forza, ma questo potrebbe riflettere una limitazione della mobilità passiva piuttosto che un vero e proprio deficit di forza. Quando si pianifica il trattamento, è necessario affrontare le restrizioni passive prima che il lavoro sul controllo motorio e sul rinforzo possa essere pienamente efficace.(4)