Un’introduzione per capire il runner

Introduzione(edit | edit source)

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La popolarità della corsa come sport è cresciuta notevolmente negli ultimi decenni(1). Non è raro sentire che “correre una maratona” è uno degli obiettivi nella vita di una persona o è sulla lista dei suoi desideri. La convinzione che correre una maratona sia un evento di vita importante è adottata da molte persone e potrebbe avere effetti significativi sulle loro convinzioni, sui loro comportamenti e sui loro atteggiamenti in generale. (2)(3)
Tra i runner amatoriali, la motivazione principale a partecipare era rappresentata da obiettivi legati alla salute generale, al raggiungimento di obiettivi personali e all’autostima.(4)

”Se vuoi correre, corri un miglio. Se vuoi vivere una vita diversa, corri una maratona”. – Emil Zatopek, l’unico ad aver vinto i 5000, i 10.000 m e la maratona alle stesse Olimpiadi.

La corsa è uno sport che comporta enormi esigenze fisiche e psicologiche. Le persone corrono per molti motivi: per gareggiare, per tenersi in forma, per socializzare con altri runner, alcuni corrono per migliorare la propria salute mentale e altri amano correre(5).

Gli infortuni legati alla corsa fanno parte dell’esperienza della corsa. I runner si presentano con una serie di lesioni muscolo-scheletriche, tra cui:

Quando si tratta di valutare gli infortuni, si raccomanda un approccio olistico per comprendere le esigenze dei runner e per aiutarli a gestire con successo i loro infortuni.

Le evidenze pubblicate si concentrano soprattutto sugli aspetti fisici della corsa, ma anche i fattori psicologici devono essere ben compresi e studiati.

La personalità del runner( modifica | modifica fonte )

Emil Zátopek, Erik Ahldén, Willem Slijkhuis – 1948

La personalità è l’insieme delle caratteristiche che rendono unica una persona(6). La corsa non è solo un’attività fisica, ma influisce sulle caratteristiche dell’individuo, soprattutto se praticata a livello professionale e agonistico. I tratti di personalità sono le differenze tra le persone che determinano il modo in cui la persona percepisce il mondo e reagisce o risponde alle situazioni in modo specifico e prevedibile.(7).

I maratoneti sono generalmente meno introversi dei non atleti(7). Diversi studi che hanno esaminato la personalità dei runner hanno rilevato che i maratoneti mostravano ansia cognitiva, eccitazione, fiducia in se stessi, motivazione e percezione dello stato fisico(8). Inoltre, la personalità resistente (ossia un gruppo di caratteristiche legate alla percezione personale del controllo, dell’impegno e delle sfide), l’intelligenza e l’immaginazione(9) sono risultate più elevate tra i maratoneti rispetto alla popolazione generale (1)

La resistenza mentale è una caratteristica degli individui che possono sopportare sforzi fisici per periodi più lunghi.(10) L’aumento della tolleranza al dolore è stato riportato come elevato nei runner di lunga distanza(11). Utilizzando diversi strumenti psicologici, i maratoneti e gli altri atleti di eventi di distanza hanno ottenuto punteggi più bassi in termini di depressione, ansia e nevroticismo e più alti in termini di vigore psichico(12) e le misure della motivazione al raggiungimento degli obiettivi sono guidate principalmente da ricompense intrinseche(13). I competitori di successo tendono a mostrare i tratti della personalità di quello che è noto come “profilo Iceberg”, con un punteggio inferiore in rabbia, stanchezza, depressione, confusione e un punteggio elevato in stabilità emotiva(7).

I runner hanno ottenuto punteggi elevati per audacia, calore, conformità, sensibilità, dominanza e alto impulso/motivazione con tensione, autodisciplina e stabilità emotiva(14).

Perché le persone corrono?( modifica | modifica fonte )

Superficie e scarpe da corsa.jpg

Una domanda essenziale da fare ai runner nella valutazione degli infortuni della corsa: perché corri?(5)

Capire la motivazione dei runner può aiutare ad esplorare la loro personalità ed è quindi essenziale quando si affrontano gli infortuni della corsa o si assistono i runner per migliorare la loro performance(5).

La motivazione è stata caratterizzata come una questione di pensiero positivo, un alto livello di eccitazione o un senso di fiducia nella propria capacità di raggiungere un obiettivo. È un processo che caratterizza lo sforzo di una persona in termini di direzione, intensità e persistenza per raggiungere (o evitare) un outcome. La direzione si riferisce a “cosa” la persona è motivata a raggiungere, mentre la dimensione dell’intensità si riferisce all’impegno profuso nel perseguire un obiettivo. La dimensione della persistenza si riferisce a quanto a lungo un individuo continua a impegnarsi per raggiungere il proprio obiettivo di fronte a sfide, difficoltà o battute d’arresto(15).

Coloro che portano a termine le maratone di sesso femminile hanno riferito di trovare la motivazione nella gestione del peso, nell’affiliazione, nell’affrontare la sofferenza psicologica o la vita quotidiana e nell’autostima. Tuttavia, non erano molto motivate a competere con gli altri.(16)

Le motivazioni intrinseche si riferiscono al piacere intrinseco provocato dall’atto della corsa e si sono rivelate associate a emozioni più positive e a performance sportive migliori. Motivi estrinseci come il raggiungimento di un tempo specifico e la ricezione di ricompense tangibili hanno costantemente predetto outcome più negativi in termini di salute e benessere(15).

Il Motivations of Marathoners Scale (MOMS), uno strumento progettato per valutare le motivazioni che spingono gli individui a intraprendere l’allenamento per la maratona, include quattro grandi categorie o motivi per correre(15):

  • Psicologico: fornire un senso di vita, migliorare l’autostima e il coping psicologico
  • Raggiungimento di obiettivi personali e competizione con altri runner
  • Sociale: desiderio di ricevere riconoscimento e approvazione dagli altri e desiderio di affiliarsi ad altri runner
  • Motivi fisici: benessere generale e gestione del peso

La scala MOMS potrebbe predire la probabilità del runner di terminare una maratona. Coloro che abbandonano le maratone avevano una maggiore tendenza a preoccuparsi del peso, al riconoscimento sociale e ai motivi di affiliazione rispetto a coloro che portano a termine le maratone.

In uno studio di Masters et al. (17) del 1993, i runner con motivazioni competitive hanno registrato i tempi medi di arrivo alla maratona più rapidi.

È essenziale considerare che la corsa è una grande sfida personale e dà al runner un senso di realizzazione (18), il che potrebbe spiegare la difficoltà di alcuni runner ad astenersi da questo sport quando i fisioterapisti o i medici glielo chiedono come parte del loro piano di recupero(5).

Sebbene la motivazione possa essere una qualità desiderabile in generale, ci sono casi in cui può diventare eccessiva e compulsiva, portando a conseguenze psicosociali e di salute significative. L’espressione “obligatory runners” è una forma di comportamento da esercizio fisico compulsivo e si riferisce a coloro che corrono a tutti i costi, spesso nonostante le conseguenze negative come infortuni o effetti dannosi sulle relazioni interpersonali. Riconoscere gli schemi di overtraining (sovrallenamento) in termini di chilometri, giorni e ore settimanali, spesso nonostante un infortunio, può aiutare a distinguere i runner obbligatori. Alcuni studi hanno riportato diversi tratti di personalità associati a questo comportamento, come l’ansia, la tendenza al perfezionismo, un’identità caratterizzata da molto esercizio fisico e l’interiorizzazione della forma corporea magra/atletica-ideale(19)(20). Inoltre, temevano di commettere errori e dubitavano della qualità del loro allenamento(15).

La passione è un concetto distinto dalla motivazione, poiché non tutti gli aspetti della motivazione danno diritto al gradimento. La passione è definita come una “forte inclinazione verso un’attività autodefinita che si ama, si apprezza e a cui si dedica una quantità significativa di tempo ed energia”. Esistono due tipi di passione: armoniosa e ossessiva. I due tipi influenzano in modo diverso la corsa e le performance sportive, portando ad outcome distinti a livello cognitivo, affettivo, comportamentale, sociale e di performance(15).

Fattori psicologici e infortuni nella corsa( modifica | modifica fonte )

Le risposte psicologiche ed emotive dei runner potrebbero fluttuare nel tempo a seconda del loro livello di partecipazione e di performance. I maratoneti principianti sono spesso impreparati alle esigenze mentali ed emotive dell’allenamento e della competizione in una maratona(21).

La psicologia influenza le performance sportive e il tasso di infortuni e svolge un ruolo fondamentale nel recupero. Il modello di salute mentale delle performance sportive afferma che la psicopatologia si correla negativamente con il successo sportivo.(7). Il 70-85% degli atleti di successo può essere identificato esclusivamente sulla base dei dati psicologici(12)

I livelli di ansia potrebbero influire sulla performance e sul ritorno alla corsa dopo un infortunio, riducendo la fiducia del runner nel proprio sport e innescando una risposta di paura. Pertanto, la valutazione psicologica dovrebbe essere integrata nell’assistenza clinica durante tutto il percorso di recupero. L’ansia da re-infortunio durante la fase di ritorno allo sport può aumentare il rischio di recidiva di infortunio o di lesioni secondarie(22).

Le gare aumentano significativamente i livelli di ansia. L’ansia è “una reazione emotiva a una situazione o a uno stimolo percepito come minaccioso o pericoloso. L’ansia è stata anche considerata sia come uno stato che come un tratto”(7). Si ritiene che un livello di ansia da basso a moderato sia vantaggioso per il runner, ma alcuni studi hanno riscontrato che un’ansia elevata è utile per i maratoneti. Le zone individuali di funzionamento ottimale (IZOF) affermano che l’intensità ottimale dell’ansia potrebbe variare da molto bassa a estremamente alta per un atleta di qualsiasi sport. Secondo l’IZOF, si prevede che il 30-40% dei maratoneti esperti abbia performance migliori in presenza di livelli di ansia più elevati (23).

I runner adottano varie strategie per affrontare lo stress. I maratoneti esperti coinvolgono attivamente i loro sensi prestando molta attenzione ai segnali interni come il dolore muscolare, l’affaticamento muscolare, l’idratazione, la temperatura corporea e la respirazione per ottimizzare l’efficienza e il ritmo della corsa. Si tratta della cosiddetta strategia di “associazione”. I runner meno esperti utilizzano la strategia della “dissociazione” per distrarsi intenzionalmente dal fastidio di uno sforzo fisico intenso. Questo metodo prevede diverse tecniche di distrazione, come l’esecuzione di complicati calcoli matematici, la progettazione e la costruzione mentale di una casa e la rievocazione di esperienze passate, ognuna delle quali serve a diminuire le sensazioni dolorose della maratona. Si ritiene che il metodo della dissociazione aumenti il rischio di infortunio per il runner e che sia stato associato a basse performance sportive(7).

La corsa e il livello di performance hanno influenze diverse sulla psicologia del runner(24). I periodi di allenamento intensivo e di recupero insufficiente possono sottoporre l’atleta ad elevate richieste fisiche ed emotive. Delle ultramaratonete hanno vissuto una serie di disturbi alimentari(1) e irregolarità mestruali durante i periodi di allenamento intensivo a causa di stress emotivi, ma i loro schemi mestruali si sono normalizzati una volta che questi stress sono stati rimossi(25). Si veda la Triade femminile dell’atleta.

L’utilizzo di interventi per affrontare le risposte psicologiche negative può diminuire il tempo perso (time lost) a causa di un infortunio(26).

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Citazioni(edit | edit source)

  1. 1.0 1.1 1.2 Nikolaidis PT, Rosemann T, Knechtle B. Sex differences in the age of peak marathon race time. Chin. J. Physiol. 2018 Apr 30;61:85-91.
  2. Gorczyca A, Jankowski T, Oles P. Does running a first marathon influence general self-efficacy and positive orientation? Int. J. Sport Psychol. 2016 Sep 1;47:466-82.
  3. Pereira HV, Palmeira AL, Encantado J, Marques MM, Santos I, Carraa EV, Teixeira PJ. Systematic Review of Psychological and Behavioral Correlates of Recreational Running. Front Psychol. 2021 May 7;12:624783.
  4. Malchrowicz-Mośko E, Gravelle F, Dąbrowska A, León-Guereño P. Do years of running experience influence the motivations of amateur marathon athletes? International journal of environmental research and public health. 2020 Jan;17(2):585.
  5. 5.0 5.1 5.2 5.3 Nunes D.An Introduction to Understanding Your Runner. Plus Course 2020
  6. Weinberg RS, Gould D. Foundations of sport and exercise psychology. Human Kinetics; 2014 Nov 11.
  7. 7.0 7.1 7.2 7.3 7.4 7.5 Raglin JS. The psychology of the marathoner. Sports Medicine. 2007 Apr 1;37(4-5):404-7.
  8. Zabala E.L., Rueda M.C.P.L., De La Llave Rodríguez A.L. Characteristics of the psychological state of popular marathon runners. Rev. Psicol. Deporte. 2009;18:151–163.
  9. Hartung GH, Farge EJ. Personality and physiological traits in middle-aged runners and joggers. Journal of Gerontology. 1977 Sep 1;32(5):541-8.
  10. Brace AW, George K, Lovell GP. Mental toughness and self-efficacy of elite ultra-marathon runners. Plos one. 2020 Nov 4;15(11):e0241284.
  11. Freund W, Weber F, Billich C, Birklein F, Breimhorst M, Schuetz UH. Ultra‐M arathon R unners A re D ifferent: I nvestigations into P ain T olerance and P ersonality T raits of P articipants of the TransEurope FootRace 2009. Pain practice. 2013 Sep;13(7):524-32.
  12. 12.0 12.1 Raglin JS. Psychological factors in sports performance: the mental health model revisited. Sports Med 2001; 31: 875-90
  13. Foster S, Walker B. Motivation. In: J Taylor, Wilson GS, editors. Applying sport psychology: four perspectives. Champaign (IL): Human Kinetics, 2005: 3-19
  14. Nudel DB, Hassett I, Gurian A, Diamant S, Weinhouse E, Gootman N. Young long-distance runners: Physiological and psychological characteristics. Clinical paediatrics. 1989 Nov;28(11):500-5.
  15. 15.0 15.1 15.2 15.3 15.4 Hammer C, Podlog L. Motivation and marathon running. InMarathon running: Physiology, psychology, nutrition and training aspects 2016 (pp. 107-124). Springer, Cham.
  16. Waśkiewicz Z, Nikolaidis PT, Gerasimuk D, Borysiuk Z, Rosemann T, Knechtle B. What Motivates Successful Marathon Runners? The Role of Sex, Age, Education, and Training Experience in Polish Runners. Frontiers in psychology. 2019;10.
  17. Masters KS, Ogles BM, Jolton JA (1993) The development of an instrument to measure motivation for marathon running: the motivations of marathoners scales (MOMS). Res Q Exerc Sport 64:134–143
  18. Summers J. J., Sargent G. I., Levey A. J., Murray K. D. (1982). Middle-aged, non-elite marathon runners: a profile. Percept. Mot. Abilità 54 963–969. 10.2466/pms.1982.54.3.963
  19. Karr TM, Zunker C, Thompson RA, Sherman RT, Erickson A, Cao L, Crosby RD, Mitchell JE. Moderators of the association between exercise identity and obligatory exercise among participants of an athletic event. Body Image. 2013 Jan 1;10(1):70-7.
  20. Hall HK, Kerr AW, Kozub SA, Finnie SB. Motivational antecedents of obligatory exercise: The influence of achievement goals and multidimensional perfectionism. Psychology of Sport and Exercise. 2007 May 1;8(3):297-316.
  21. Carter L, Coumbe-Lilley J, Anderson B. Strategies for working with first-time marathon runners. Sport J. 2016 Apr 29:1-7.
  22. Podlog L, Dimmock J, Miller J. A review of return to sport concerns following injury rehabilitation: practitioner strategies for enhancing recovery outcomes. Physical Therapy in Sport. 2011 Feb 1;12(1):36-42.
  23. Raglin JS, Hanin YL. Competitive anxiety. In: Hanin YL, editor. Emotions in sport. Champaign (IL): Human Kinetics, 2000: 93-111
  24. Jerome W.C., Valliant P.M. Comparison of personalities between marathon runners and cross-country skiers. Percept. Mot. Skills. 1983;56:35–38. doi: 10.2466/pms.1983.56.1.35.
  25. van Gend TD. Menstrual patterns in ultramarathon runners. South African Medical Journal. 1987 Dec 1;72(11):788-93.
  26. Nelson EO. Psychometric Analysis of the University of Wisconsin Running Injury and Recovery Index. The University of Wisconsin-Madison; 2019.
  27. The connection between running and the brain: By Neuroscientist Ben Martynoga. Available from:https://www.youtube.com/watch?v=BRD-FDIZzUA(last accessed 24/11/2020)


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